Transilvania: i mille volti di un'unica regione
Per entrare in Transilvania proviamo nuovamente a percorrere un passo di montagna (Tihuta), sperando in una sorte migliore della precedente, e arrivare al lago Colibita. Anche in questo caso la scelta non si rivela particolarmente fortunata sopratutto per Serena che ancora sopporta poco, malgrado i tanti chilometri in viaggio, la guida in off road.
Il lago ci appare alla fine di una tortuosa discesa come calmo specchio d'acqua su cui si riflettono i boschi che lo circondano. Sulle sue sponde molti hotel e famiglie in villeggiatura che passeggiano.
Arriviamo a Sighisoara nel primo pomeriggio, entrando così nella regione sassone lascito dei coloni germanici che la occuparono a partire dal XVI secolo. Notiamo subito i cartelli trilingue (romeno ungherese e tedesco) e malgrado i pochi abitanti sassoni rimasti una forte presenza di turismo tedesco e di moto viaggiatori equipaggiati per lunghi viaggi o per un fine settimana di svago.
Qui inizia il nostro viaggio nella Romania in cui il turismo internazionale la fa da padrone e ci trasformiamo da "due dei pochi" a "due fra tanti".
Sighisoara si visita in qualche ora, camminando a partire dall'ingresso sotto la torre dell'orologio fino alla piazza centrale. Seguiamo le note che provengono da una scuola di musica in cui ci affacciamo osservando giovani studenti che provano con i loro strumenti per i concerti che vengono tenuti nella dal del municipio. La casa natale del conte Vlad Tepes, oggi trasformata in un ristorante, ci appare come uno dei tanti luoghi nei quali i turisti si divertono a fare selfie. Rimane però intatta tutta la struttura medioevale del centro storico, seppur troppo trafficato dalle auto degli abitanti.
Sulla strada per Brasov ci fermiamo a visitare un paio di chiese fortificate caratteristiche di questa zona: Biertan e Vrisci. Le chiese si trovano in due piccoli villaggi nei quali ritroviamo la Romania rurale e le strade di campagna che ci erano così piaciute in Bucovina e Maramures. In particolare a Vrisci per raggiungere la chiesa, percorriamo circa 10 chilometri di strada prima, malamente asfaltata e successivamente sterrata, parcheggiando la moto all'ombra di una piccola betulla sotto lo sguardo incuriosito di un bambino che giocava di fronte casa con i propri nonni.
Un po' per pigrizia e un po' per la voglia di arrivare rischiamo di rimanere a secco alla periferia di Brasov. Per fortuna la nostra posizione della nostra sistemazione ci permette di tornare con pochi chilometri a rifornirci. Brasov ci appare ancora più turistica e ben tenuta delle altre città che abbiamo visitato e dopo aver camminato nel suo centro storico in mezzo ad un fiume di persone, ci regaliamo qualche vista dall'alto della città dirigendoci verso quello che rimane delle sue mura cittadine.
Il giorno seguente percorriamo strade trafficate per raggiungere i castelli di Peles e Bran. Il primo costruito nei primi anni del '900 avrebbe dovuto essere una residenza del re Carlo I, che però non lo vide mai compiuto. La vista dall'esterno è bellissima, ma rinunciamo alla visita interna per via delle due ore di attesa dovute ai troppi turisti.
Il castello di Bran, divenuto famoso come il castello descritto nel romanzo "Dracula", ha ben pochi legami con il conte Vlad, ispiratore del romanzo, che qui si fermò solo pochi giorni. Ad oggi appartiene ad una ricca famiglia che lo ha trasformato in un'attrattiva turistica; arroccato su uno sperone di roccia e circondato da un bel parco verde si mostra nel suo splendore solo a chi è disposto a pagare un costoso biglietto d'ingresso.
Sulla via del ritorno per Brasov deviamo verso la strada che si inerpica nel parco di "Piatra Craiului" superando i villaggi di Pestera e Magura in una serie infinita di tornanti. Da lì abbiamo una splendida intera visione della cresta rocciosa che si estende per più di 25 km con vette che arrivano a 2300 mt. Proviamo ad imboccare la sterrata per Zarnesti, ma caldo e stanchezza fanno ricredere Francesco sulla decisione; torniamo così verso valle ripercorrendo la via dell'andata.
Il lago ci appare alla fine di una tortuosa discesa come calmo specchio d'acqua su cui si riflettono i boschi che lo circondano. Sulle sue sponde molti hotel e famiglie in villeggiatura che passeggiano.
Arriviamo a Sighisoara nel primo pomeriggio, entrando così nella regione sassone lascito dei coloni germanici che la occuparono a partire dal XVI secolo. Notiamo subito i cartelli trilingue (romeno ungherese e tedesco) e malgrado i pochi abitanti sassoni rimasti una forte presenza di turismo tedesco e di moto viaggiatori equipaggiati per lunghi viaggi o per un fine settimana di svago.
Qui inizia il nostro viaggio nella Romania in cui il turismo internazionale la fa da padrone e ci trasformiamo da "due dei pochi" a "due fra tanti".
Sighisoara si visita in qualche ora, camminando a partire dall'ingresso sotto la torre dell'orologio fino alla piazza centrale. Seguiamo le note che provengono da una scuola di musica in cui ci affacciamo osservando giovani studenti che provano con i loro strumenti per i concerti che vengono tenuti nella dal del municipio. La casa natale del conte Vlad Tepes, oggi trasformata in un ristorante, ci appare come uno dei tanti luoghi nei quali i turisti si divertono a fare selfie. Rimane però intatta tutta la struttura medioevale del centro storico, seppur troppo trafficato dalle auto degli abitanti.
Sulla strada per Brasov ci fermiamo a visitare un paio di chiese fortificate caratteristiche di questa zona: Biertan e Vrisci. Le chiese si trovano in due piccoli villaggi nei quali ritroviamo la Romania rurale e le strade di campagna che ci erano così piaciute in Bucovina e Maramures. In particolare a Vrisci per raggiungere la chiesa, percorriamo circa 10 chilometri di strada prima, malamente asfaltata e successivamente sterrata, parcheggiando la moto all'ombra di una piccola betulla sotto lo sguardo incuriosito di un bambino che giocava di fronte casa con i propri nonni.
Un po' per pigrizia e un po' per la voglia di arrivare rischiamo di rimanere a secco alla periferia di Brasov. Per fortuna la nostra posizione della nostra sistemazione ci permette di tornare con pochi chilometri a rifornirci. Brasov ci appare ancora più turistica e ben tenuta delle altre città che abbiamo visitato e dopo aver camminato nel suo centro storico in mezzo ad un fiume di persone, ci regaliamo qualche vista dall'alto della città dirigendoci verso quello che rimane delle sue mura cittadine.
Il giorno seguente percorriamo strade trafficate per raggiungere i castelli di Peles e Bran. Il primo costruito nei primi anni del '900 avrebbe dovuto essere una residenza del re Carlo I, che però non lo vide mai compiuto. La vista dall'esterno è bellissima, ma rinunciamo alla visita interna per via delle due ore di attesa dovute ai troppi turisti.
Il castello di Bran, divenuto famoso come il castello descritto nel romanzo "Dracula", ha ben pochi legami con il conte Vlad, ispiratore del romanzo, che qui si fermò solo pochi giorni. Ad oggi appartiene ad una ricca famiglia che lo ha trasformato in un'attrattiva turistica; arroccato su uno sperone di roccia e circondato da un bel parco verde si mostra nel suo splendore solo a chi è disposto a pagare un costoso biglietto d'ingresso.
Sulla via del ritorno per Brasov deviamo verso la strada che si inerpica nel parco di "Piatra Craiului" superando i villaggi di Pestera e Magura in una serie infinita di tornanti. Da lì abbiamo una splendida intera visione della cresta rocciosa che si estende per più di 25 km con vette che arrivano a 2300 mt. Proviamo ad imboccare la sterrata per Zarnesti, ma caldo e stanchezza fanno ricredere Francesco sulla decisione; torniamo così verso valle ripercorrendo la via dell'andata.
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