Transfagarasan: una strada divenuta leggenda
La Transfagarasan è forse una delle principali mete del nostro viaggio e sicuramente la nostra principale ispirazione. Questa strada, chiamata spesso "la follia di Ceausescu" racconta di un dittatore che in preda alla paranoia di un'invasione sovietica costruì vie di fuga per il suo esercito attraverso i Carpazi. Ogni follia ha però i suoi limiti e questa strada racconta anche dei tanti civili e militari morti per rendere possibile quest'incredibile opera di ingegneria stradale. Parte di questi pensieri ci attraversano la mente quando affrontiamo i circa 10 km di strada che da Cascada Balea raggiungono Lac Balea; qui si esce dalla foresta e quella che può sembrare una bella strada di montagna diventa d'un tratto un'emozione unica. Il panorama si apre e di fronte a noi e, scavati nella roccia, sono visibili i tornanti con guardrail bianchi e rossi che evocano nelle nostre menti una vera e propria pista. Siamo fortunati perché troviamo bel tempo, ma il giorno scelto per percorrerla non è forse il più adatto; scopriremo strada facendo che migliaia di rumeni scelgono di venire fin quassù anche solo per una gita fuori porta. Il Lac Balea ci appare dopo aver superato una lunga colonna di auto e liberata la moto dai bagagli decidiamo di percorrere nuovamente questo tratto. Anche per via dell'asfalto la guida è più turistica che sportiva, ma questo ci permette di assaporare al meglio i panorami unici che la strada ci regala. Solo ora che la stiamo percorrendo capiamo perché essa è una delle principali attrattive della Romania, ma non consiglieremo di costruire un itinerario di visita di questa nazione, basandosi unicamente sulla sua percorrenza.
Il pomeriggio facciamo una prima breve escursione per cercare di capire lo stato dei sentieri che vorremmo percorrere il giorno dopo per raggiungere la vetta più alta dei monti Fagaras: il Moldovenau. Per avere informazioni più accurate ci rivolgiamo alla stazione dei Salvamonte (soccorso alpino) che ci rassicurano sulla fattibilità del percorso da noi scelto e sulle condizioni meteo. Tornati al lago troviamo alcuni stand dove è possibile cenare a base di Ciorba (zuppa), Mici (salsicce speziate) e dolci tipici.
La mattina ci svegliamo di buon ora e ci incamminiamo percorrendo un bellissimo sentiero che di vetta in vetta, con qualche passaggio impegnativo, ci porta a 2480 mt. Controllando la cartina ci rendiamo conto che dopo circa 5 ore di cammino ill Moldovenau risulta ancora molto lontano malgrado il nostro passo costante. Chiedendo informazioni al altri escursionisti ci viene detto che per raggiungerlo mancano almeno altre due ore! Maledetti quelli del Salvamont che ci avevano assicurato che in 10 ore saremo andati e tornati... forse il loro passo è davvero incomparabile con il nostro! Un po' delusi prendiamo la via del ritorno decidendo di deviare per il lago Podragu ch si rivela bellissimo fatto di centinaia di pozze e ruscelli nati dal disgelo. Un bel pranzo al sacco e... nuvole nere che si avvicinano... Francesco cerca di rassicurare Serena, ben consapevole che da lì a poco si scatenerà l'inferno. In dieci minuti si fa quasi buio e lampi e tuoni assordanti sono sopra di noi. Non manca nemmeno la grandine, ma fortuna vuole che il percorso del ritorno tagli fuori le parti più impegnative dell'andata. I sentirei diventano torrenti e nemmeno la vista di altri escursionisti ci rassicura più di tanto. Quando sembra che anche il nostro abbigliamento anti pioggia stia per cedere ecco che d'improvviso il cielo torna sereno. Abbiamo appena passato una delle situazioni più impegnative delle nostre centinaia di escursioni in montagna e non abbiamo nemmeno una foto, perché entrambi avevamo davvero a pensare solo a farci coraggio reciprocamente. Dopo 10 ore di cammino torniamo al rifugio per una delle docce calde più desiderate e meritate.
Il tempo è inclemente anche il giorno dopo l'escursione; il nostro viaggio riprende scendendo la Trasfagarasan dal lato di Curtea de Arges e anche in questo caso non mancano le emozioni sopratutto nei primi chilometri fatti di tornanti che ricordano la salita al passo. Dopo la strada si inoltra nel bosco di abeti fino a raggiungere la pianura. Qui ci lasciamo alle spalle le nuvole e la pioggia per ritrovare il sole e caldo. Dai nostri specchietti scompaiono i Carpazi mentre la Transilvania è già lontana.
Il pomeriggio facciamo una prima breve escursione per cercare di capire lo stato dei sentieri che vorremmo percorrere il giorno dopo per raggiungere la vetta più alta dei monti Fagaras: il Moldovenau. Per avere informazioni più accurate ci rivolgiamo alla stazione dei Salvamonte (soccorso alpino) che ci rassicurano sulla fattibilità del percorso da noi scelto e sulle condizioni meteo. Tornati al lago troviamo alcuni stand dove è possibile cenare a base di Ciorba (zuppa), Mici (salsicce speziate) e dolci tipici.
La mattina ci svegliamo di buon ora e ci incamminiamo percorrendo un bellissimo sentiero che di vetta in vetta, con qualche passaggio impegnativo, ci porta a 2480 mt. Controllando la cartina ci rendiamo conto che dopo circa 5 ore di cammino ill Moldovenau risulta ancora molto lontano malgrado il nostro passo costante. Chiedendo informazioni al altri escursionisti ci viene detto che per raggiungerlo mancano almeno altre due ore! Maledetti quelli del Salvamont che ci avevano assicurato che in 10 ore saremo andati e tornati... forse il loro passo è davvero incomparabile con il nostro! Un po' delusi prendiamo la via del ritorno decidendo di deviare per il lago Podragu ch si rivela bellissimo fatto di centinaia di pozze e ruscelli nati dal disgelo. Un bel pranzo al sacco e... nuvole nere che si avvicinano... Francesco cerca di rassicurare Serena, ben consapevole che da lì a poco si scatenerà l'inferno. In dieci minuti si fa quasi buio e lampi e tuoni assordanti sono sopra di noi. Non manca nemmeno la grandine, ma fortuna vuole che il percorso del ritorno tagli fuori le parti più impegnative dell'andata. I sentirei diventano torrenti e nemmeno la vista di altri escursionisti ci rassicura più di tanto. Quando sembra che anche il nostro abbigliamento anti pioggia stia per cedere ecco che d'improvviso il cielo torna sereno. Abbiamo appena passato una delle situazioni più impegnative delle nostre centinaia di escursioni in montagna e non abbiamo nemmeno una foto, perché entrambi avevamo davvero a pensare solo a farci coraggio reciprocamente. Dopo 10 ore di cammino torniamo al rifugio per una delle docce calde più desiderate e meritate.
Il tempo è inclemente anche il giorno dopo l'escursione; il nostro viaggio riprende scendendo la Trasfagarasan dal lato di Curtea de Arges e anche in questo caso non mancano le emozioni sopratutto nei primi chilometri fatti di tornanti che ricordano la salita al passo. Dopo la strada si inoltra nel bosco di abeti fino a raggiungere la pianura. Qui ci lasciamo alle spalle le nuvole e la pioggia per ritrovare il sole e caldo. Dai nostri specchietti scompaiono i Carpazi mentre la Transilvania è già lontana.
Commenti
Posta un commento