Dalle verdi colline alla Puszta (grande pianura)
Ci lasciamo alle spalle Budapest percorrendo prima una parte di autostrada e successivamente deviamo per il parco naturale di Kelet - Cserhat per raggiungere Holloko. Sopra di noi un cielo plumbeo minaccia costantemente la pioggia, ma è anche grazie a questo che siamo gli unici turisti del villaggio. Holloko ha mantengo intatte l'architettura degli antichi villaggi di questa zona e in buona parte delle case si possono trovare rivendite di artigianato di ogni genere. Passeggiamo per le due vie del paese tra abitanti che ci salutano incuriositi dalle nostre divise flou anti pioggia osservando la vita che scorre lentamente. Compriamo un paio di souvenir e ripartiamo alla volta di Eger.
Il vero motivo per cui abbiamo scelto di fermarci una notte ad Eger è però il vino; infatti nella "Valle delle Belle donne", che si raggiunge con una piacevole passeggiata dal centro, si produce uno dei vini più pregiati dell'Ungheria, il Sangue di Toro.
Giunti nella valle non dobbiamo far altro che scegliere una tra le tante cantine presenti nelle grotte naturali e degustare un ottimo calice. Il vino ci convince così tanto che ne acquistiamo una bottiglia che farà parte del pacco che invieremo in Italia.
Il cuore della grande pianura ungherese è occupato dal Parco naturale nazionale di Hortobagy che a partire dal 1979 è riserva della biosfera e dal 1999 nella lista dei patrimoni dell'Unesco. La vista spazia su quella che è la più grande prateria dell'Europa centrale, dove possiamo osservare liberi al pascolo cavalli, bufali, bovini grigi e capre dalle caratteristiche corna a torciglione in un paesaggio unico e fuori dal tempo. Per godere a pieno di questo splendore soggiorniamo in campeggio e decidiamo di far riposare Africa avventurandoci nel parco con delle biciclette. Raggiungiamo la zona del grandi laghi dove osserviamo decine di uccelli diversi, alcuni dei quali utilizzano quest'area per una sosta durante la rotta delle migrazioni. In bicicletta ci viene più facile capire il significato della parola Puszta (vuoto, brullo, desolato) una prateria erbosa inadatta alle coltivazioni in cui gli abitanti hanno mantenuto fino ad oggi usi, costumi e metodi di sostentamento basati sulla pastorizia. Questa sarà l'ultima immagine del nostro viaggio in Ungheria che ci ha permesso di conoscere un territorio a noi quasi sconosciuto prima di essere scelta come una delle mete del nostro giro.
Usciti dal parco Kelet - Cserhat, la statale diventa una dritta striscia d'asfalto che taglia in due i paesi in quella che si rivelerà un'enorme pianura.
Arriviamo ad Eger per l'ora di pranzo e dopo aver sistemato le nostre cose andiamo alla scoperta di ciò che ci offre la città. Degno di nota per via della nostra passione per lo sport il museo in cui sono conservate le medaglie olimpiche e altri trofei di competizioni internazionali conquistati da atleti ungheresi. Scopriamo così che Eger ha dato i natali a illustri sportivi che hanno vinto molto sopratutto nel nuoto e nella pallanuoto rendendo questa città la capitale ungherese degli sport acquatici.Il vero motivo per cui abbiamo scelto di fermarci una notte ad Eger è però il vino; infatti nella "Valle delle Belle donne", che si raggiunge con una piacevole passeggiata dal centro, si produce uno dei vini più pregiati dell'Ungheria, il Sangue di Toro.
Giunti nella valle non dobbiamo far altro che scegliere una tra le tante cantine presenti nelle grotte naturali e degustare un ottimo calice. Il vino ci convince così tanto che ne acquistiamo una bottiglia che farà parte del pacco che invieremo in Italia.
Il cuore della grande pianura ungherese è occupato dal Parco naturale nazionale di Hortobagy che a partire dal 1979 è riserva della biosfera e dal 1999 nella lista dei patrimoni dell'Unesco. La vista spazia su quella che è la più grande prateria dell'Europa centrale, dove possiamo osservare liberi al pascolo cavalli, bufali, bovini grigi e capre dalle caratteristiche corna a torciglione in un paesaggio unico e fuori dal tempo. Per godere a pieno di questo splendore soggiorniamo in campeggio e decidiamo di far riposare Africa avventurandoci nel parco con delle biciclette. Raggiungiamo la zona del grandi laghi dove osserviamo decine di uccelli diversi, alcuni dei quali utilizzano quest'area per una sosta durante la rotta delle migrazioni. In bicicletta ci viene più facile capire il significato della parola Puszta (vuoto, brullo, desolato) una prateria erbosa inadatta alle coltivazioni in cui gli abitanti hanno mantenuto fino ad oggi usi, costumi e metodi di sostentamento basati sulla pastorizia. Questa sarà l'ultima immagine del nostro viaggio in Ungheria che ci ha permesso di conoscere un territorio a noi quasi sconosciuto prima di essere scelta come una delle mete del nostro giro.
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