Le Alpi Giulie: il gioiello del territorio sloveno
A pochi chilometri da Ljubjana si trova l'incantevole lago di Bled con la sua isola, il castello e la sua piccola cittadina. Bled è esattamente come te l'aspetti: magnifico, curato ed estremamente turistico. Per avere un altro punto di vista decidiamo di seguire il sentiero n°6 che ci porta ad uno dei punti di osservazione che circondano il lago. Lì ritroviamo il silenzio e la bellezza dei boschi anch'essi molto curati ed una visione dall'alto di quello spettacolo naturale che poco avevamo apprezzato tra la gente che affolla il lungolago.
Se chi ci ha letto fino ad ora si fosse chiesto dove è finito il nostro spirito di motoviaggiatori, troverà la risposta nelle righe che seguono.
Il giorno dopo percorriamo un anello attorno al massiccio del Triglav, attraverso alcune delle strade alpine più belle per chi come noi ama spostarsi in moto. Raggiunta Kranjska Gora saliamo verso il Passo Vrsic; la strada è una delle opere ingegneristiche del ventesimo secolo e permette di arrivare a Bovec mediante 50 tornanti tra salita e discesa. Ogni tornante è fatto di pavé, Africa li percorre tra prima e seconda, ma il nostro spirito di triathleti può solamente immaginare quale sia la fatica che provano i tanti ciclisti che sfidano questa strada. Descritta così potrebbe sembrare una delle tante strade alpine, ma vi assicuriamo che la vista che si apre ad ogni tornante sul gruppo del monte Triglav ripaga la lentezza della salita.
Acquistato l'adesivo di rito, scendiamo nella valle dell'Isonzo con una strada veloce che scorre accanto al fiume. Incuriositi da un report letto su "Motociclismo" svoltiamo nei presi della città di Trenta verso la strada a pagamento che sale sul Mangart. La salita è stretta con tornanti e gallerie scavate nella roccia, a tratti molto esposta, ma il panorama che si può vedere a circa 2200 mt abbraccia una larga fetta dell'arco alpino fino a distinguere le vette più alte del versante italiano. Pranziamo in alta quota ascoltando il rombo delle moto che salgono fino a quassù.
Tornati indietro ci lasciamo cullare dalla piacevole strada di fondovalle, fino a raggiunger Kobarid nome sloveno di Caporetto. Con una breve salita a piedi visitiamo il santuario dedicato ai soldati italiani che morirono, insieme a molti austriaci e tedeschi, in una delle più gravi disgrazie della storia moderna. Leggere i nomi delle vittime scritte sulle lapidi di bronzo più che ispirarci un sentimento patriottico, ci fa riflettere sul significato della guerra che qui è stata combattuta: una tragedia in cui non escono né vinti né vincitori e lo dimostrano le centinaia di migliaia di morti di tutti gli eserciti che su queste montagne si sono fronteggiati. Passeggiamo lungo il "sentiero storico" che sulla carta prometteva di vedere trincee e fortificazioni della prima guerra mondiale, e delle quali, purtroppo, è rimasto ben poco.
La camminata allunga i tempi del ritorno e non ci permette di godere dei bellissimi passi che collegano la valle dell'Isonzo al lago di Bohinj. Raggiungiamo il campeggio quasi a buio dopo circa 290 chilometri di strade di montagna.
Se chi ci ha letto fino ad ora si fosse chiesto dove è finito il nostro spirito di motoviaggiatori, troverà la risposta nelle righe che seguono.
Il giorno dopo percorriamo un anello attorno al massiccio del Triglav, attraverso alcune delle strade alpine più belle per chi come noi ama spostarsi in moto. Raggiunta Kranjska Gora saliamo verso il Passo Vrsic; la strada è una delle opere ingegneristiche del ventesimo secolo e permette di arrivare a Bovec mediante 50 tornanti tra salita e discesa. Ogni tornante è fatto di pavé, Africa li percorre tra prima e seconda, ma il nostro spirito di triathleti può solamente immaginare quale sia la fatica che provano i tanti ciclisti che sfidano questa strada. Descritta così potrebbe sembrare una delle tante strade alpine, ma vi assicuriamo che la vista che si apre ad ogni tornante sul gruppo del monte Triglav ripaga la lentezza della salita.
Tornati indietro ci lasciamo cullare dalla piacevole strada di fondovalle, fino a raggiunger Kobarid nome sloveno di Caporetto. Con una breve salita a piedi visitiamo il santuario dedicato ai soldati italiani che morirono, insieme a molti austriaci e tedeschi, in una delle più gravi disgrazie della storia moderna. Leggere i nomi delle vittime scritte sulle lapidi di bronzo più che ispirarci un sentimento patriottico, ci fa riflettere sul significato della guerra che qui è stata combattuta: una tragedia in cui non escono né vinti né vincitori e lo dimostrano le centinaia di migliaia di morti di tutti gli eserciti che su queste montagne si sono fronteggiati. Passeggiamo lungo il "sentiero storico" che sulla carta prometteva di vedere trincee e fortificazioni della prima guerra mondiale, e delle quali, purtroppo, è rimasto ben poco.
La camminata allunga i tempi del ritorno e non ci permette di godere dei bellissimi passi che collegano la valle dell'Isonzo al lago di Bohinj. Raggiungiamo il campeggio quasi a buio dopo circa 290 chilometri di strade di montagna.
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